Cagliari Pride, la forza del disordine: dall’indegno Francesco Abate, allo Spazio con Riccardo Atzeni
Vivi Quartu

Cagliari Pride, la forza del disordine: dall’indegno Francesco Abate, allo Spazio con Riccardo Atzeni

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Admin Quartu.NET
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27 June 2026
18:12
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Appena varcata la soglia del Parco della Musica, il Pride Park ci accoglie con musica, colori e il profumo delle cucine allestite dalle associazioni del territorio. Anche il cibo, qui, è un modo per incontrarsi.

Distesi sul prato, su grandi tappetini, ci sono bambini che disegnano e ascoltano letture di favole in inglese. Indossano magliette rosa con la scritta “È l’amore che crea la famiglia”. I laboratori sono organizzati dall’associazione Famiglie Arcobaleno in collaborazione con Nati per Leggere e Kids&Us.

Incontriamo Francesca Loi, con la moglie e la figlia di cinque anni, che presto avrà un fratellino. «Nostra figlia parla tantissimo, ferma letteralmente le persone per strada, al supermercato, e spesso annuncia con grande orgoglio: “Io ho due mamme!”».

Chiedo loro che cosa significhi essere una famiglia arcobaleno e se oggi si sentano più tutelate nei loro diritti rispetto al passato.

«Nel 2025 la Corte costituzionale ha riconosciuto la genitorialità di entrambe le madri nelle coppie che hanno fatto ricorso all’estero alla procreazione medicalmente assistita. Per noi è stata una grande conquista, arrivata dopo anni di battaglie. Diversa è invece la situazione per le coppie di uomini: la legge Varchi del 2024 prevede conseguenze penali per chi ricorre all’estero alla gestazione per altri, anche se consentita nel Paese in cui è avvenuta.»

Francesca è incinta e, nonostante il pancione e l’inevitabile stanchezza di questi giorni, trasmette solo entusiasmo. Le domando se si sentano accolte nella vita quotidiana e se ci sia qualcosa che, pur senza cattive intenzioni, finisca per metterle a disagio.

«Spesso ci chiedono quale delle due abbia portato la gravidanza. È una domanda che ci imbarazza, perché sembra sottintendere che il legame biologico abbia un valore maggiore rispetto a quello dell’altra madre.»

Eppure esistono anche contesti capaci di accogliere, correggersi e imparare.

«Siamo state molto fortunate, anche nel contesto scolastico. Abbiamo trovato maestre e genitori accoglienti, anche se crediamo sia necessario un aggiornamento della programmazione scolastica che tenga conto di tutte le tipologie di famiglia.»

Passeggiando tra gli stand si incontrano tutte le associazioni che hanno dato vita al Pride Park: ARC, AGEDO, MOS, UniCa LGBT, ASCo e CGIL Nuovi Diritti. Tra spille, adesivi e piccoli oggetti realizzati a mano, ogni spazio diventa anche un punto di ascolto e informazione per chi vuole conoscere meglio le attività e i servizi offerti.

«L’ufficio CGIL Nuovi Diritti nasce per sensibilizzare sul valore delle differenze, contrastare gli stereotipi e offrire ascolto, sostegno psicologico e tutela sindacale a chi subisce discriminazioni e violenze», spiega Diletta Mureddu.

Poco più in là, oltre il ruscello, una ragazza con una tuta dorata scintillante guida una lezione di yoga che incuriosisce anche i bambini, intenti a imitarne i movimenti. Poco distante dallo scivolo, alcuni giocatori di rugby insegnano a lanciare il pallone ovale a bambini poco più alti della palla stessa. Ed è forse proprio questo il bello: nessuno sembra chiedersi a quale attività appartenga, basta partecipare.

Alle 18.30 la gradinata si riempie. Arriva Riccardo Atzeni, illustratore, animatore e fumettista sardo, che presenta il suo primo graphic novel, “Devo andare nello spazio”. Le parole del protagonista, Mocci, sembrano dialogare con il tema del Pride di quest’anno, “La forza del disordine”: «Quello che pensiamo di sapere su un argomento vince sempre sulla nostra capacità di liberarci dai preconcetti e metterci in ascolto».

Atzeni rilancia lo stesso invito: «A me non piace la nostalgia, l’idea che ciò che c’era prima sia sempre meglio del presente. Per questo sono contento che oggi si celebri il disordine. È giusto mettere in discussione tutto, se vogliamo evolverci».

E forse Mocci avrebbe aggiunto: «Certe volte, per capire le cose, basta entrarci in contatto». Perché, molto spesso, sono le convinzioni, più dell’esperienza, a determinare il nostro modo di guardare gli altri.

Proseguendo tra gli stand si incontrano oggetti realizzati a mano, quadri che raccontano le bellezze dell’isola, ma anche accessori fetish, come frustini. Un accostamento che racconta bene lo spirito del Pride: sensibilità e ironia, impegno civile e libertà di espressione convivono senza bisogno di giustificarsi.

Alle 19.30 la scalinata, ormai gremita, attende l’arrivo di Francesco Abate, giornalista, dj e scrittore, che presenta “Gli indegni”, un viaggio negli anni Ottanta tra amore, libertà e ricerca di sé attraverso la storia di una generazione che ha scelto di vivere ai margini delle convenzioni.

Accanto a lui c’è Gianni Dettori, attore, mimo e trasformista cagliaritano, da oltre quarant’anni tra i protagonisti più amati dello spettacolo sardo, celebre per i suoi straordinari cambi di personaggio e per la sua ironia.

Paola Pilia, che modera l’incontro, gli chiede di raccontare la Cagliari di quegli anni, quando discriminazioni e bullismo erano all’ordine del giorno.

«Sapete che io ho una malattia dall’età di due anni, quindi già da bambino dovevo seguire una dieta rigidissima. Tutti i miei amici facevano merenda con panini al prosciutto o al salame. Mia madre, invece, si limitava a sfregare sul mio pane gli ingredienti che sarebbero finiti nel panino di mio fratello. Il mio era pane, burro e zucchero. Quando incontravo un bullo – e di botte ne ho prese, eccome – le prime cose che guardava erano le scarpe. Ma io avevo le Adidas. Poi l’orologio. Anche lì andava male. Allora controllava il panino. Quando scoprì la miseria del mio, mi picchiò tantissimo. Ho chiesto a Massimo Zedda di mettere una targa nella piazza dove accadde, con scritto: “Qui fu picchiato Francesco Abate per un panino di m…”.»

Il pubblico sembra triplicare di minuto in minuto. Moltissimi si siedono sull’erba e il suono delle risate riempie il parco.

«Ora voglio farti un regalo, Gianni… ragazzi, alzatevi.»

Si alza un coro di una trentina di persone, ognuna con un foglio tra le mani. Inizia a risuonare “Time After Time” di Cyndi Lauper. Per qualche istante siamo tutti lì, uniti dalla musica, dentro un abbraccio collettivo. Gianni Dettori si commuove. E con lui si emoziona anche il pubblico.

La presentazione prosegue con gli interventi dei cori Cagliari Open Choir e Studium Canticum. Le loro voci si intrecciano fino a coinvolgere tutta la platea, che accompagna i brani battendo le mani e cantando. Per qualche minuto il Pride Park sembra respirare all’unisono: la comunità, in quel momento, non è più soltanto un concetto, ma una presenza tangibile.

L’atmosfera del Pride Park è solo l’inizio. Oggi quella stessa energia si riverserà nelle strade della città con la grande parata del Sardegna Pride, il momento più atteso della manifestazione. Migliaia di persone sfileranno insieme per rivendicare diritti, visibilità e uguaglianza, ma anche per affermare un principio semplice: ogni persona ha il diritto di vivere la propria identità senza doverla giustificare.

Forse è proprio questo il “disordine” di cui parla il Pride. Quello che ci ricorda che l’unicità non è un’eccezione da ricondurre a un ordine prestabilito, ma una delle più grandi ricchezze che abbiamo. Ed è un peccato rinunciare a esplorarla in tutte le sue straordinarie sfumature, perché ogni incontro è un’occasione di conoscenza, di crescita e di cultura.

Essere cittadini del mondo non significa soltanto attraversare luoghi diversi. Significa, soprattutto, lasciare che siano le persone, con le loro storie, le loro identità e le loro differenze, ad attraversare noi. Perché ogni incontro, se vissuto senza pregiudizi, amplia il nostro modo di guardare il mondo.

Pride Park PH Anna Puxeddu

 

Pride Park PH Anna Puxeddu

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