Collage, cinquant’anni di musica: Tore Fazzi si racconta
Vivi Quartu

Collage, cinquant’anni di musica: Tore Fazzi si racconta

Avatar
Admin Quartu.NET
Autore
22 July 2026
12:49
1 visualizzazioni

 

Di Massimiliano Perlato Mura

La storia dei Collage è l’avventura di un gruppo di ragazzi partiti dalla Sardegna più autentica che, forti soltanto delle loro melodie e delle loro armonie vocali, sono riusciti a conquistare le vette delle classifiche italiane e internazionali tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta. È una storia fatta di passione nata in parrocchia, di un successo improvviso, di grandi platee televisive e di una straordinaria resilienza che li porta ancora oggi a esibirsi davanti al loro pubblico.

Tutto ha inizio a Olbia nei primi anni Settanta. Il nucleo originario nasce attorno ai fratelli Tore e Piero Fazzi, rispettivamente voce e basso, voce e chitarra acustica. Insieme a loro ci sono gli amici di sempre: il talentuoso chitarrista Piero Pischedda, il tastierista Pino Ambrosio e il batterista Masino Usai.

I primi passi si muovono tra i locali della parrocchia della Sacra Famiglia e le serate nei locali della Gallura. I ragazzi hanno talento, le voci dei fratelli Fazzi si fondono alla perfezione e c’è una fortissima voglia di emergere. Inizialmente si fanno chiamare I Malisenti, ma la svolta arriva quando decidono di scegliere un nome più moderno ed evocativo. L’ispirazione arriva dal rock progressivo italiano: Collage, come l’omonimo album pubblicato nel 1971 da Le Orme.

La svolta arriva nel 1976, quando i Collage vincono il Festival di Castrocaro con “Due ragazzi nel sole”. L’anno successivo conquistano il secondo posto al Festival di Sanremo con “Tu mi rubi l’anima”. La Sardegna intera vive quel traguardo come un riscatto collettivo. In un’epoca in cui la musica leggera italiana era dominata dalle grandi scuole di Milano, Roma e Genova, vedere cinque ragazzi partiti da Olbia arrivare ai vertici delle classifiche nazionali e successivamente anche in Spagna e in America Latina diventa motivo di immenso orgoglio.

Seguono album di successo come Piano piano… m’innamorai di te (1977) e Concerto d’amore (1979), oltre a una nuova partecipazione al Festival di Sanremo nel 1979 con “La gente parla”.

All’inizio degli anni Ottanta i Collage consolidano il loro percorso con un altro grande successo, “Donna musica”, nato da un’intuizione del paroliere Antonello De Sanctis, seguito nel 1981 dalla partecipazione a Sanremo con “I ragazzi che si amano”.

In quegli anni il gruppo supera definitivamente i confini nazionali. Molti dei loro brani vengono tradotti in spagnolo e raccolti in album come Como dos niños e Poco a poco… me enamoré de ti, che aprono loro le porte del mercato spagnolo e sudamericano. Seguono lunghe tournée in Argentina, Cile e Colombia davanti a un pubblico numerosissimo. L’ultima presenza sul palco dell’Ariston risale al 1984 con “Quanto ti amo”.

Con il cambiare delle mode musicali negli anni Novanta, i Collage riducono l’attività discografica senza smettere mai di esibirsi dal vivo. Il gruppo attraversa inevitabili cambi di formazione, fino alla dolorosa scomparsa del chitarrista storico Piero Pischedda nel 2019 e all’uscita di Piero Fazzi, ma con Tore Fazzi alla voce e al basso continua a portare la propria musica nelle piazze di tutta Italia.

Il rapporto con il pubblico rimane intatto. Nei primi anni Duemila arrivano lavori come Abititudini e no (2003) e il live Non ti dimenticherò (2010). Più recentemente Tore Fazzi ha continuato a rinnovare il repertorio della band con nuovi brani, come “Rinasco”, dimostrando che la storia dei Collage, pur rimanendo fedele alla propria identità melodica, continua ancora oggi a guardare avanti.

Tore, partiamo da dove tutto è iniziato. Olbia, i primi anni Settanta, i locali della parrocchia della Sacra Famiglia. Cosa significava fare musica in Sardegna in quel periodo?

Significava avere una fame incredibile di mondo e di novità, ma con pochissimi mezzi. Eravamo dei ragazzini, io e mio fratello Piero insieme agli altri. La musica era il nostro modo di stare insieme e di sognare. Provavamo ovunque capitasse, spesso in chiesa o in piccoli stanzini. C’era un fermento straordinario in Gallura in quegli anni: la Costa Smeralda stava nascendo e arrivavano suoni nuovi. Noi compravamo i dischi, ascoltavamo il rock progressivo, ma quando intrecciavamo le nostre voci capivamo che la nostra vera natura era un’altra: eravamo fatti per la melodia e per le armonie vocali.

Poi arriva il 1976. Castrocaro con “Due ragazzi nel sole” e, l’anno dopo, il secondo posto a Sanremo con “Tu mi rubi l’anima”. Vi siete ritrovati improvvisamente ai vertici della Hit Parade. Come si gestisce un successo così fulmineo quando si arriva da un’isola?

Fu uno shock, nel senso più bello del termine. Passare dalle feste di piazza di Olbia e Sassari ai microfoni della Rai, accanto ai grandi nomi della musica italiana, ti fa tremare le gambe. Ricordo ancora il Sanremo del 1977: l’introduzione di tastiera di “Tu mi rubi l’anima”, le luci dell’Ariston… siamo arrivati secondi, ma per strada la gente cantava quella canzone ovunque. La Sardegna intera si strinse intorno a noi, ci sentivano come il simbolo di un riscatto. Eravamo cinque ragazzi sardi che ce l’avevano fatta senza scorciatoie, soltanto grazie a una canzone straordinaria scritta da Antonello De Sanctis e Gabriella Padovan. Quel successo ci ha cambiato la vita, ma la nostra fortuna è stata non dimenticare mai da dove venivamo.

Negli anni Ottanta il successo diventa internazionale. La Spagna, ma soprattutto il Sudamerica. Che ricordo conservi di quel periodo?

Fu un’esperienza straordinaria. Traducemmo i nostri dischi in spagnolo e ci ritrovammo a esibirci davanti a migliaia di persone in Argentina, Cile e Colombia. Ma la cosa che mi emozionava di più, e lo dico sempre, era incontrare gli emigrati sardi. Venivano nei camerini con gli occhi lucidi, ci portavano i dolci della nostra terra e volevano semplicemente sentire il nostro accento. Per loro non eravamo soltanto una band italiana, ma un pezzo della Sardegna che arrivava fino a loro. È stato allora che ho capito davvero quanto la musica possa avere anche un enorme valore umano.

Il tempo passa, le mode musicali cambiano radicalmente dagli anni Novanta in poi. Eppure i Collage non si sono mai fermati. Qual è il segreto di questa longevità?

Il segreto è l’onestà e il rapporto diretto con la gente. Le radio possono anche smettere di trasmettere i tuoi brani, le mode cambiano continuamente, ma una bella canzone, quella che emoziona e che accompagna un momento importante della tua vita, non muore mai. E poi c’è il palco. Noi abbiamo continuato a girare l’Italia ogni estate. La piazza è il nostro habitat naturale. Quando sali sul palco e davanti a te trovi tre generazioni – i nonni che si sono innamorati con “Tu mi rubi l’anima”, i figli e i nipoti che conoscono ancora le nostre canzoni – capisci di avere lasciato qualcosa che va oltre il tempo.

La storia dei Collage ha conosciuto anche momenti molto dolorosi, come la scomparsa nel 2019 di Piero Pischedda, chitarrista storico e vostro grande amico. Come si trova la forza di andare avanti dopo una perdita così?

Piero non era soltanto il chitarrista dei Collage. Era un fratello, una colonna della band e un musicista di straordinaria sensibilità. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto enorme, per noi e per tutta Olbia. Quando perdi una persona così importante ti chiedi inevitabilmente se abbia ancora senso continuare. Poi la risposta arriva proprio dalla musica e dall’affetto del pubblico. Salire sul palco oggi significa anche onorare la sua memoria, continuare a far vivere quelle chitarre che lui ha immaginato, suonato e registrato. Piero è sempre con noi, in ogni concerto.

Oggi i Collage sono nelle tue mani, con una formazione rinnovata ma fedele allo spirito originario. Cosa c’è nel futuro della band?

Finché avrò voce e le dita sapranno ancora correre sul manico del basso, io sarò lì. Abbiamo pubblicato nuovi brani, come “Rinasco”, perché non vogliamo vivere soltanto di nostalgia: sentiamo ancora il desiderio di raccontare qualcosa attraverso la nostra musica. E poi c’è l’estate, con il tour che riparte e le piazze della Sardegna e di tutta Italia che continuano ad accoglierci con affetto. Finché il pubblico ci vorrà, i Collage risponderanno sempre presente. Perché quella passione nata cinquant’anni fa non ci ha mai abbandonato.

 

L'articolo Collage, cinquant’anni di musica: Tore Fazzi si racconta sembra essere il primo su cagliari.vistanet.it.

Fonte originale: [Link]

Condividi questa notizia:

Commenti 0

Vedi sul forum

Nessun commento ancora. Avvia la discussione su questa notizia.

Accedi per commentare questa notizia.