Contos #4 – L’eolico che ci allarma forse più del dovuto
Cronaca

Contos #4 – L’eolico che ci allarma forse più del dovuto

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Admin Quartu.NET
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06 July 2026
00:35
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Da poco ho letto “analisi” fatte per convincere sui pericoli dell’eolico, con segni di informazioni scientifiche all’interno. Analizzare del genere è un ottimo esercizio di spirito critico. Articoli come questo utilizzano una tecnica classica della disinformazione: parte da elementi reali o sfide tecniche oggettive (come l’uso di materiali, l’impatto paesaggistico o il costo delle infrastrutture) e li amplifica a dismisura, mescolandoli con pseudoscienza e dati completamente inventati per creare una narrazione allarmistica.
Ecco un’analisi punto per punto che confronta le affermazioni del testo con i dati scientifici e le fonti istituzionali (come l’OMS, le agenzie per l’energia e gli istituti di ricerca).

1. Il “Paradosso del lubrificante”: 30 tonnellate di petrolio?

L’affermazione: Ogni turbina ha bisogno di 30 tonnellate di lubrificante fossile per funzionare.
La realtà: Fortemente distorta.
Le turbine eoliche, essendo macchine con parti in movimento (il moltiplicatore di giri, il sistema di beccheggio), necessitano effettivamente di lubrificanti. Tuttavia, i numeri citati sono fuori scala.

  • Una tipica turbina eolica onshore da 2-3 Megawatt utilizza in media tra i 200 e gli 800 litri di olio lubrificante (meno di 1 tonnellata, non 30).
  • L’olio viene cambiato ciclicamente (spesso ogni 3-5 anni), ma l’industria sta passando rapidamente a lubrificanti sintetici e biodegradabili per minimizzare l’impatto.
  • Confrontare questo consumo minimo con le tonnellate di carbone o petrolio bruciate ogni giorno da una centrale termoelettrica tradizionale rende l’argomentazione priva di senso su scala globale.

2. Impatto sulla biodiversità e l’ombra dell'”Intelligence Polacca”

L’affermazione: Gli infrasuoni uccidono i pesci nei laghetti e creano “deserti biologici”.
La realtà: Falsa e priva di fondamento scientifico.

  • Citare l'”Intelligence polacca” (servizi segreti) per questioni di ecologia e biologia marina/d’acqua dolce è quantomeno bizzarro e tipico delle teorie del complotto.
  • Gli infrasuoni (suoni a bassissima frequenza) prodotti dalle pale sono reali, ma si disperdono rapidamente. A poche centinaia di metri di distanza, il rumore del vento stesso copre quello della turbina.
  • Nessun ente di protezione ambientale al mondo ha mai documentato la morte di pesci nei laghi a causa delle pale eoliche.
  • L’eolico ha un impatto reale sulla biodiversità, in particolare per il rischio di collisione di uccelli e pipistrelli. Questo è un problema noto che l’industria affronta con sistemi radar, verniciatura speciale delle pale e fermi operativi nei periodi di migrazione. Ma non si creano “deserti biologici”.

3. La “Sindrome da turbina eolica” e la zona di pericolo

L’affermazione: Esiste una sindrome mortale causata da infrasuoni, campi elettromagnetici ed effetto strobo fino a 3 km di distanza.
La realtà: Pseudoscienza smontata dalle autorità sanitarie.

  • La “Wind Turbine Syndrome” è un termine inventato nel 2009 da una pediatra (Nina Pierpont) senza alcuno studio clinico validato. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Health Canada e decine di altri ministeri della salute hanno condotto studi su vasta scala concludendo che non esiste alcuna prova di un nesso causale tra l’esposizione alle turbine eoliche e patologie croniche.
  • L’effetto stroboscopico (lo “sfarfallio” dell’ombra delle pale) può essere fastidioso e causare mal di testa. Proprio per questo, la normativa prevede che i software blocchino le pale in quelle specifiche (e brevi) ore dell’anno in cui il sole proietta l’ombra sulle abitazioni.
  • La regola polacca delle distanze: In Polonia è esistita una legge molto restrittiva (la “regola 10H”) che vietava di costruire turbine a una distanza inferiore a 10 volte la loro altezza (circa 1,5 – 2 km). Era una norma politica e paesaggistica promossa da governi conservatori, non una prescrizione medica dell’Accademia delle Scienze basata su “zone letali”.

4. Le patologie a lungo termine

L’affermazione: L’eolico causa infezioni respiratorie, epilessia, problemi alla colonna vertebrale e patologie digestive.
La realtà: Completamente falsa.
Questo è il punto più ascientifico dell’intero testo.

  • Non c’è alcun meccanismo fisico o biologico per cui il suono o l’ombra di una turbina eolica possa causare infezioni respiratorie batteriche/virali o problemi alla colonna vertebrale.
  • I campi elettromagnetici generati dalle turbine sono estremamente deboli alla base della torre, figuriamoci a chilometri di distanza, e non interferiscono in alcun modo con pacemaker o sistemi immunitari.

5. Il costo e le fondamenta in cemento

L’affermazione: L’energia eolica costa quattro volte più del carbone ed è un fallimento per colpa delle colate di cemento.
La realtà: Distorta e fattualmente errata sui costi.

  • Il cemento: È vero che le turbine richiedono massicce fondamenta in cemento armato, la cui produzione emette molta CO2. Tuttavia, studi indipendenti sul Ciclo di Vita (LCA – Life Cycle Assessment) dimostrano che una turbina eolica “ripaga” le emissioni generate per costruirla (cemento e acciaio inclusi) in circa 6-9 mesi di funzionamento. Dopodiché, produce energia a zero emissioni per 20-25 anni.
  • Il costo: Affermare che l’eolico costi in rapporto 4:1 rispetto al carbone è semplicemente falso. Tutti i report internazionali indipendenti (come quelli dell’Agenzia Internazionale per l’Energia – IEA o il rapporto annuale LCOE di Lazard) mostrano l’esatto contrario. Oggi, costruire e gestire nuovi impianti eolici o solari è la forma più economica di generazione elettrica in gran parte del mondo, costando significativamente meno del carbone e del gas naturale.

In conclusione

Il testo utilizza il “cherry-picking” (selezionare solo dati a favore ignorando il resto) e l’iperbole. L’energia eolica non è magica, ha sfide reali: il fine vita e il riciclo delle pale in vetroresina, l’impatto visivo, l’intermittenza della produzione (che richiede batterie o reti intelligenti) e la necessità di estrazione di materie prime.
Tuttavia, descriverla come un veleno letale e costoso, usando patologie inesistenti e dati gonfiati (come le 30 tonnellate di olio o il costo quadruplo), non è giornalismo investigativo: è una fabbricazione creata su misura per alimentare la sfiducia verso le energie rinnovabili.

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