Crolli, rifiuti e giacigli abusivi: la storica Batteria Prunas di Cagliari rischia di sparire nell’incuria
Un pezzo inestimabile della storia di Cagliari sta scomparendo nel silenzio generale, divorato dal degrado, dai cedimenti strutturali e da una preoccupante scia di occupazioni abusive. La Batteria Corrado Prunas, la grande fortezza militare costruita nel 1930 sul promontorio di Capo Sant’Elia, oggi versa in condizioni drammatiche. Incastonata nello straordinario scenario naturale tra Cala Mosca e Cala Fighera, l’area è attualmente esposta non solo al crollo dei suoi storici cunicoli, ma anche a un serio rischio incendi, alimentato dalla folta vegetazione spontanea che circonda le strutture durante i mesi più caldi.
Nei sotterranei della fortezza, un tempo vanto della difesa costiera sarda, lo scenario è desolante. Le gallerie scavate nella roccia sono ormai invase da cumuli di rifiuti, siringhe e bottiglie, mentre negli ex alloggi militari si registrano evidenti segni di occupazioni abusive, con la presenza di giacigli di fortuna, armadietti, orologi da parete e superalcolici. Per strappare questo gioiello all’abbandono, il Gruppo Cavità Cagliaritane e il team esplorativo Sardegna Sotterranea hanno lanciato una grande petizione online su Change.org, indirizzata a tutti gli enti competenti, dalla Regione Sardegna ai Comuni di Cagliari, Quartu e Pula, fino alla Città Metropolitana e alla Prefettura.
L’obiettivo dei promotori è fermare il declino e avviare una radicale opera di bonifica e messa in sicurezza, restituendo alla collettività un’opera architettonica di enorme valore identitario. Dietro quelle mura, infatti, si cela la prima installazione del Golfo degli Angeli progettata nel primo Novecento per proteggere il capoluogo da cielo e da mare, un tempo collegata idealmente alle batterie Faldi di Quartu e Boggio di Pula.
«Perché non trasformare le ex piazzole di tiro bellico in belvederi per la collettività?» chiede Marcello Polastri, tra i principali promotori dell’iniziativa per la tutela della Prunas. «Dietro quei muri di pietra e cemento non ci sono soltanto vecchie strutture militari, ma la storia della città, la memoria della Sardegna, il lavoro di generazioni di uomini e donne e un patrimonio culturale che appartiene a tutti».
I promotori dell’appello, forti dell’esperienza che in passato ha permesso di aprire al pubblico tesori nascosti come il 68° Deposito carburanti di Monte Urpinu e l’ospedale in grotta di Viale Merello, chiedono un intervento immediato che metta fine alla stagione dei rinvii. Le immagini e i video reportage realizzati durante i monitoraggi del sito non lasciano spazio a dubbi: la velocità dei crolli e del degrado sta superando quella della burocrazia, trasformando piccoli interventi ordinari in costose operazioni straordinarie.
Attraverso la petizione, le associazioni propongono di trasformare la Batteria Prunas in un moderno museo diffuso della memoria militare, capace di integrarsi armonicamente con l’ambiente naturale circostante. Il progetto prevede la creazione di spazi culturali, punti di osservazione per l’avifauna locale e l’installazione di binocoli panoramici per i visitatori, garantendo al contempo la tutela della fauna dal fracasso. La memoria di Cagliari non può andare in rovina e, come ricordano con forza i promotori, salvare la Batteria Corrado Prunas significa salvare l’anima stessa della città.
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