«I miei dipendenti sono tutti in regola». In Sardegna 4 attività su 11 chiuse per un documento
Vivi Quartu

«I miei dipendenti sono tutti in regola». In Sardegna 4 attività su 11 chiuse per un documento

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29 September 2026
18:23
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Quando si parla di ispezioni nei luoghi di lavoro, il pensiero di molti titolari va subito al lavoro nero. «I miei dipendenti sono tutti assunti, quindi sono tranquillo»: una convinzione diffusa, che i numeri dei controlli in Sardegna smentiscono.

Il bilancio più chiaro arriva dalla provincia di Sassari. Quest’anno i Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro hanno controllato 59 aziende tra agricoltura, edilizia, ristorazione, commercio e industria: più della metà è risultata irregolare. Eppure, delle 236 posizioni lavorative esaminate, solo il 5% era “in nero”. Le irregolarità, quindi, stavano altrove. Undici attività sono state sospese: sette per la presenza di lavoratori in nero, quattro per l’assenza del Documento di Valutazione dei Rischi. Tra le violazioni più frequenti, gli ispettori hanno segnalato la mancata formazione del personale e, in alcuni casi, datori di lavoro che svolgevano il ruolo di responsabile della sicurezza senza averne i requisiti formativi.

Il quadro non cambia nel Nuorese, dove nei mesi scorsi tutte le 14 aziende controllate, in prevalenza cantieri e attività commerciali, sono risultate fuori norma. Su 35 lavoratori verificati, 7 erano in nero. Nei cantieri, accanto al lavoro irregolare, sono emersi dipendenti senza visita medica di idoneità e attrezzature non conformi.

E sul litorale di Quartu, all’inizio della stagione, due locali sono stati chiusi a distanza di due settimane: il primo per due lavoratori in nero, il secondo per la sola assenza del DVR. Due chiusure, due motivi diversi, lo stesso risultato.

L’articolo 14 del Decreto legislativo 81 del 2008 prevede la sospensione dell’attività su due binari distinti. Il primo è il lavoro in nero, cioè lavoratori impiegati senza la comunicazione obbligatoria di assunzione, quando riguarda almeno il 10% del personale presente al momento del controllo. Il secondo, meno conosciuto, sono le gravi violazioni in materia di sicurezza, tra cui la mancata elaborazione del DVR e la totale assenza della formazione obbligatoria dei lavoratori. Per queste basta una sola violazione, anche al primo controllo.

Riaprire non è immediato: il titolare deve prima regolarizzare la propria posizione e poi pagare una somma aggiuntiva, che per il DVR mancante è di 2.500 euro e per la formazione assente di 300 euro per ogni lavoratore coinvolto. Importi che raddoppiano per chi è già stato sospeso negli ultimi cinque anni. A questo si sommano le sanzioni e ammende previste dalla normativa e, soprattutto, i giorni di incasso persi.

«È uno degli errori che vediamo più spesso», spiegano da Tcertifico. «Molti titolari affidano assunzioni e buste paga al consulente del lavoro e sono convinti che questo copra anche la sicurezza. Ma sono due ambiti completamente diversi: il consulente si occupa dei contratti, non della valutazione dei rischi. Così la sicurezza resta in una zona grigia che nessuno presidia, finché non arriva un’ispezione. I numeri del Sassarese lo dicono chiaramente: si può avere il personale perfettamente in regola ed essere chiusi lo stesso.»

Con la fine della stagione, per molte attività si apre la finestra più adatta per fare il punto: i ritmi rallentano e c’è il tempo per sistemare ciò che nei mesi di punta è rimasto indietro, prima di riassumere il personale in primavera. «La domanda da porsi è semplice», concludono da Tcertifico. «Se domani entrasse un ispettore, saprei mostrargli un DVR aggiornato e gli attestati di formazione di tutti i miei dipendenti? Se la risposta non è un sì immediato, è il momento di verificare. Farlo adesso costa una frazione di quanto costa farlo con la serranda abbassata.»

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