La storia di Nicola da Gesturi il frate che durante la Guerra aiutò tante persone senza casa
La storia di Nicola da Gesturi il frate che durante la Guerra aiutò tante persone senza casa.
Fra Nicola da Gesturi: il frate questuante e angelo degli sfollati che durante la guerra aiutò tante persone che persero la casa, diventando il cuore umile della Sardegna e un luminoso simbolo di carità beatificato da Papa Giovanni Paolo II.
La straordinaria figura di Fra Nicola da Gesturi rappresenta una delle pagine più alte, pure e profondamente amate della storia religiosa e spirituale della Sardegna. Si ricorda come Fra Nicola da Gesturi durante la Guerra aiutò tante persone che persero la casa, offrendo conforto e rifugio a chiunque si trovasse nel disereto. Dedicando l’intera esistenza alla carità e venendo beatificato nel 1999, Fra Nicola da Gesturi venne dichiarato Beato da Papa Giovanni Paolo II. Ancora oggi chi vuole rendergli omaggio, lo trova a Cagliari nella chiesa dei Cappuccini, nella seconda cappella a destra dedicata all’Immacolata.
La sua storia affonda le radici nel piccolo paese di Gesturi, situato a 310 metri di altezza in Marmilla e con 2000 abitanti, che vide alla luce il piccolo Giovanni Medda. Egli nacque da Giovanni Medda Serra e Priama Cogoni quale penultimo di cinque figli insieme a Rita, Antonia Maria, Giuseppe e Salvatore. La sua famiglia era di contadini e la loro formazione si basava su quattro pilastri fondamentali, che poi saranno trasmessi anche al piccolo Giovanni, ovvero lavoro, pace familiare, preghiera e vicende agricole. Battezzato il 6 agosto da don Vincenzo Serri, parroco della chiesa parrocchiale di Gesturi, che gli impose il nome di Giovanni Angelo Salvatore Medda, il piccolo ricevette, com’era usanza dell’epoca, il sacramento della cresima all’età di quattro anni, esattamente l’8 dicembre 1896. Purtroppo il bambino divenne orfano di padre molto presto a soli cinque anni. Dovette così supplire insieme alla mamma al ruolo dell’educazione dei figli, in quanto il padre era una figura importante che portava avanti le redini della famiglia e prendeva le decisioni rilevanti. La drammatica perdita si aggravò ulteriormente quando la mamma muore quando Giovanni ormai adolescente avrà tredici anni nel 1895. A questa età incominciarono ad avvertirsi i primi segni della maturità e della vocazione religiosa di Giovanni.
Morti i genitori, il giovane andò ad abitare dalla sorella maggiore Rita, sposata con Peppino Pisanu. Si mise al loro servizio in qualità di servo dei campi e di tutto ciò che occorreva per mandar avanti una casa, lavorando tutto gratuitamente in cambio solo di un modesto vitto e alloggio. Un altro aspetto fondamentale della sua giovinezza fu, un anno dopo la morte dei genitori, la sua prima comunione. Essa lo avviò in un rapporto particolarmente intenso e privilegiato col Signore e con la preghiera, dimostrando come Dio stava incominciando a modellare per lui un progetto di vita speciale. Il lavoro nei campi sarà sempre alimentato da continua preghiera. Se gli capitava che la chiesa fosse chiusa, lui con devoto rispetto si inginocchiava nei gradini della chiesa rivolto verso il Santissimo. Tutti questi sono aspetti che poi ritroveremo indelebili nella sua vita in convento come frate questuante.
Arrivò finalmente il gran giorno il 31 marzo del 1911, quando Giovanni lasciò definitivamente il paese per recarsi a Cagliari nel convento dei frati cappuccini in viale Sant’Ignazio come terziario francescano. Il 30 ottobre 1913 iniziò il noviziato, proseguendolo il 15 giugno del 1914 insieme ad altri sette novizi nel convento di Sanluri. Giovanni superò quell’anno con voti eccellenti e il 1 novembre professò i voti semplici diventando Fra Nicola da Gesturi. Per il neo frate si aprì un periodo abbastanza travagliato in cui il suo superiore gli affidò l’incarico di cuoco con scarsissimi risultati. Molti frati si lamenteranno della cucina, ma fra Nicola saprà sempre mantenere quello spirito di calma accettando tutto da tutti, avendo come unico obiettivo quello di far bella figura agli occhi di Dio. Per obbedienza ai superiori, questo incarico lo porterà a girare molti conventi della Sardegna. Toccherà il 12 maggio del 1915 Sassari come aiuto cuciniere, il 9 febbraio 1916 Oristano come supplente cuoco, il 29 gennaio 1919 Cagliari e il 19 febbraio dello stesso anno di nuovo Sanluri, dove farà la professione perpetua. Si trasferirà poi il 15 gennaio del 1921 a Sassari promosso cuoco e il 20 dicembre 1922 di nuovo a Sanluri a gestire i fornelli.
Fra Nicola da Gesturi e la folla al suo funerale.
La svolta definitiva giunse il 24 gennaio del 1924, quando fu trasferito definitivamente a Cagliari, dove vi starà per ben 34 anni come questuante fino al giorno della sua morte. Ogni giorno percorreva a testa bassa, con il suo bastone e la bisaccia, le vie dei quartieri di Marina, Castello e Villanova. Sono estremamente indicativi i titoli dei due libri scritti dal giornalista di Videolina Paolo Matta nei quali si racchiude tutta l’essenza di Fra Nicola, ovvero Quel Saio fatto di vento e Il Questuante di Dio. Fra Nicola faceva la questua nonostante le avverse condizioni climatiche e il suo preario stato di salute. Lui era mandato da Dio a svolgere quel servizio. Non cercava le persone, ma era costantemente cercato da tutti, tanto che al passaggio del frate tutti accorrevano da lui. Come racconta Padre Pilloni nel libro dedicato al frate dal titolo Beato Nicola da Gesturi Cappuccino, il frate questuante porgeva la mano come per accogliere, quasi come se avesse paura di prendere quanto gli era offerto. Le poche parole che diceva erano sempre dettate da Dio. Rimaneva sempre assorto in preghiera, pregando incessantemente. A volte capitava che per spostarsi ricevesse l’offerta di un posto che tutti gli cedevano, e lui rimanesse lì seduto assorto nel suo libretto di meditazione.
Un ruolo fondamentale e di inestimabile valore fu quello svolto dal frate durante la seconda guerra mondiale. Lui con altri tre frati non se la sentì di lasciare Cagliari. Molte persone distrutte e sfollate senza tetto si rivolgevano a lui per un piatto di minestra calda o per un conforto spirituale. Fra Nicola mise generosamente a disposizione il convento per dar un tetto alle situazioni più gravi, aiutando concretamente tante persone che persero la casa.
Purtroppo la sua salute si aggravò inesorabilmente. L’1 giugno del 1958 chiese al suo superiore di essere dispensato dal fare la questua per forti dolori all’addome, esclamando che non ce la fa più. Fu affidato alle cure di Fra Lorenzo Pinna di Sardara che lo ricoverò in infermeria. Il 2 giugno le sue condizioni si aggravarono ulteriormente per la presenza di vomiti ricorrenti. Gli fu diagnosticata un’ernia crurale e ombelicale stozzata con peritonite in atto. Il 3 giugno il dottor Paolo Ragazzo, direttore della clinica Lay situata a poche centinaia di metri dal convento, autorizzò su consiglio di Fra Lorenzo il ricovero immediato. Il frate fu subito sottoposto a un intervento chirurgico che andò a buon fine. In un primo momento si pensò a dei miglioramenti, che tuttavia svanirono rapidamente quando le condizioni peggiorarono e il sei giugno fu riportato nel suo convento. Fra Nicola chiese espressamente di poter incontrare sorella morte nel suo convento, e così fu l’8 giugno 1958 alle ore 0.15 del mattino. La notizia si sparse a macchia d’olio in tutti i conventi della Sardegna e nella curia generalizia di Roma.
Dopo due giorni d’intense visite al feretro di fra Nicola, già in odore di santità, il 10 giugno si tennero i funerali. Alle tre del pomeriggio viale fra Ignazio era assediata da quasi 60.000 persone. Praticamente tutta la città si fermò in quel giorno per salutare il frate. Alle 17 un corteo partì in processione verso il cimitero di Bonaria. Alla processione partecipò l’intera famiglia francescana, i vari rami del primo ordine dei frati, tutto il terzo ordine, le suore francescane di Seillon e le francescane missionarie di Susa che allora prestavano servizio alla clinica Villa Elena di via Dante.
La sua salma fu dapprima deposta in un loculo serie ottanta al numero 16. Il 2 giugno 1980 la salma venne traslata e portata alla chiesa dei cappuccini. Ancora oggi chi vuole fare omaggio a fra Nicola, dichiarato Beato il 3 ottobre del 1999 da Papa Giovanni Paolo II, lo troverà nella seconda cappella a destra dedicata all’Immagolata.
Per intercessione di Fra Nicola, il primo miracolo che lo ha riconosciuto beato è stato l’aver salvato la vita alla piccola Valeria Atzori, nata prematuramente di appena cinquecento grammi e le cui condizioni di salute non promettevano nulla di buono. I genitori del piccolo batuffolo fatto di carne le misero durante il suo ricovero in puericultura un’immaginetta di fra Nicola, e grazie alla sua intercessione ora Valeria è sana e salva, una bellissima ragazza di 32 anni.
Un dato curioso e suggestivo è questo: la sua memoria liturgica cappuccina si celebra a Cagliari l’8 giugno, giorno della sua salita al cielo. Invece nel suo paese natale per tutta la settimana che va solitamente dal 1 agosto al 7 agosto si celebrano festeggiamenti in onore della sua nascita avvenuta il 5 agosto 1882. In quell’occasione sarà aperta anche la sua casa natale situata a cento metri dalla parrocchia dedicata a santa Teresa d’Avila.
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