L’ombra del caporalato in Sardegna: 1.362 lavoratori irregolari scoperti in un anno accendono il faro sulla legalità nell’Isola
L’ombra del caporalato in Sardegna: 1.362 lavoratori irregolari scoperti in un anno accendono il faro sulla legalità nell’Isola.
La piaga sommersa del caporalato e dello sfruttamento lavorativo ha smesso di essere una problematica confinata in contesti geografici lontani per diventare una minaccia concreta e drammaticamente attuale anche per la Sardegna, un’emergenza certificata dai recenti dati diffusi dalla Guardia di Finanza che, nel corso dell’ultimo anno di attività operativa sull’Isola, hanno portato alla luce ben 1.362 posizioni lavorative irregolari o del tutto in nero.
A sollevare con forza il velo su questo fenomeno sono le segretarie generali Fulvia Murru della UIL Sardegna e Gaia Garau della UILA Sardegna, le quali, nel commentare l’operato delle Fiamme Gialle, avvertono che considerare il caporalato come una realtà estranea al nostro tessuto produttivo rappresenterebbe un errore di valutazione imperdonabile. La necessità di mantenere la guardia sempre alta è dettata dalla vulnerabilità dei comparti agricoli e stagionali, settori in cui il rischio di lavoro nero, retribuzioni sottopagate e assenza di tutele contrattuali risulta drammaticamente elevato e diffuso. Le esponenti sindacali definiscono tali dati come allarmanti, richiamando l’attenzione sull’agricoltura, ambito in cui, stando alle statistiche nazionali, oltre la metà delle aziende sottoposte a controllo dall’Ispettorato del Lavoro presenta serie irregolarità; una tendenza confermata ulteriormente dal VI Rapporto sullo sfruttamento lavorativo e il caporalato che identifica nel 38% dei casi rilevati nel 2024 proprio il settore agricolo come il più colpito dallo sfruttamento di operai e braccianti.
Sebbene la Sardegna abbia compiuto un passo importante verso la tutela dei lavoratori con l’istituzione dell’Osservatorio regionale sullo sfruttamento lavorativo, Murru e Garau esortano a compiere un salto di qualità, trasformando l’attività di monitoraggio in azioni concrete ed efficaci. Per arginare la diffusione di pratiche illecite, la UILA e la UIL Sardegna propongono una strategia d’intervento basata sul rafforzamento capillare dei controlli nelle campagne durante i periodi di raccolta e di maggiore attività stagionale, sull’incrocio mirato delle banche dati di INPS, INAIL, Ispettorato del Lavoro e Regione per individuare con precisione le situazioni sospette, sulla garanzia della piena applicazione dei contratti collettivi per contrastare il fenomeno del lavoro grigio e del falso part-time, oltre alla necessità di rendere trasparente l’intera filiera agroalimentare, garantendo al consumatore la certezza che ogni prodotto sia stato realizzato nel pieno rispetto dei diritti dei lavoratori e premiando infine le aziende agricole che investono con convinzione nella qualità del lavoro e nella legalità.
Il sindacato conclude la propria riflessione sottolineando come il caporalato costituisca un danno sistemico che non colpisce esclusivamente i lavoratori sfruttati, ma danneggia irreparabilmente le imprese oneste, altera la leale concorrenza e infanga l’immagine stessa dell’agricoltura sarda, una risorsa straordinaria che, nella stragrande maggioranza dei casi, è rappresentata da imprenditori e lavoratori che operano quotidianamente nel rigoroso rispetto delle regole.
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