Recuperata con una profonda ferita al collo piena di vermi: l’ennesimo cane da pastore trovato in fin di vita
Non c’è silenzio, c’è solo il rumore sordo del dolore. Vi presentiamo Francesca. Ma non guardatela solo con gli occhi, guardatela con la coscienza. Francesca è una cucciola, un candido concentrato di vita che ha commesso l’unico errore imperdonabile in questa terra: è nata nel posto sbagliato. È stata soccorsa solo poche ore fa, strappata a una fine atroce. Presentava una ferita profonda al collo, così profonda da sembrare un abisso di pura crudeltà, brulicante di vermi che la stavano letteralmente divorando viva. Viene da chiedersi se sia questo il destino riservato agli ultimi, e se sia questo il prezzo di un sistema che sceglie sistematicamente di voltarsi dall’altra parte.
“Il caso solleva interrogativi urgenti sul ruolo della Regione, che continua a non prendere una posizione netta. È inaccettabile che il rapporto tra uomo e animale, in certi contesti pastorali, rimanga fermo a un medioevo fatto di incuria, catene e abbandono al dolore più disumano”, scrivono dal rifugio Lida di Olbia i volontari che si stanno prendendo cura di lei (insieme ad altri 400 tra cani e gatti). I volontari non possono continuare a lottare da soli, con le unghie e con i denti, per rimediare ai danni di chi non vede in un cane una vita, ma semplicemente un attrezzo rotto da buttare via. Soccorrere queste creature sta portando via l’anima a chi si consuma in prima linea.
Francesca ora è al sicuro, ma la sua carne martoriata parla per migliaia di altri invisibili. Da questa tragica vicenda non si leva solo una richiesta di aiuto economico, ma un grido disperato di giustizia. È necessario che chi sbaglia paghi e che questa terra smetta, finalmente, di essere un mattatoio a cielo aperto per anime innocenti. L’appello è rivolto a chiunque decida di non voltarsi dall’altra parte, contribuendo a curare Francesca e a dare voce a chi non può parlare. Resta tuttavia la consapevolezza che, finché le istituzioni non assumeranno una posizione netta contro questo scempio, l’intera società civile risulterà sconfitta. L’appello finale alla politica è chiaro e perentorio: non portateci via l’anima, cambiate le cose.
Per offrire un contributo o inviare aiuti materiali, è possibile fare riferimento ai seguenti canali ufficiali della L.I.D.A. Sez. Olbia: contatto telefonico 3334312878, indirizzo email lidaolbia@tiscali.it. Le donazioni e i supporti a distanza possono essere gestiti tramite il Gruppo Teaming all’indirizzo www.teaming.net/lidaolbia, oppure consultando le modalità di aiuto e le coordinate per le donazioni sulle pagine webwww.lidasezolbia.it/come-aiutarli/ e www.lidasezolbia.it/donazioni/. È inoltre possibile devolvere il 5×1000 indicando il Codice Fiscale 01976050904. Per la spedizione diretta di aiuti e beni di prima necessità, l’indirizzo di spedizione è L.I.D.A. Sez. Olbia – rifugio I Fratelli Minori, via Dei Cestai 26 – 07026 Olbia (SS).
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