Viaggio nel mistero millenario: alla scoperta di Is Concias, la magnifica e leggendaria tomba dei giganti incastonata tra i monti di Quartucciu
Vivi Quartu

Viaggio nel mistero millenario: alla scoperta di Is Concias, la magnifica e leggendaria tomba dei giganti incastonata tra i monti di Quartucciu

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21 July 2026
12:07
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Viaggio nel mistero millenario: alla scoperta di Is Concias, la magnifica e leggendaria tomba dei giganti incastonata tra i monti di Quartucciu.

Un’atmosfera sospesa tra archeologia, mito e spiritualità arcaica avvolge la magnifica tomba di Is Concias, situata nel territorio comunale di Quartucciu non distante da Sant’Isidoro e inserita in uno scenario unico che le è valso la celebrità come una delle tombe nuragiche più belle del Sud Sardegna, conosciuta sin dall’antichità anche con il suggestivo e temuto nome di sa domu ‘e s’orku, ovvero “la casa dell’orco”, una denominazione evocativa che ritroviamo frequentemente in altri monumenti funerari nuragici dell’Isola e che affonda le sue radici in un passato intriso di leggende oscure e memorie dimenticate.

Is Concias

Questo antico sepolcro si erge silenzioso tra le pietre, configurandosi come una cicatrice del tempo che cela gelosamente i segreti di epoche remote, alimentando in tempi passati la credenza popolare che fosse la dimora di esseri malvagi, creature spaventose che vagavano tra i vivi e i morti, capaci di tormentare chiunque osasse avvicinarsi a quel luogo sacro. Questa convinzione pagana, intrisa di superstizioni e paure ataviche, si intrecciava indissolubilmente con antichi racconti di giganti e orchi che abitavano i mondi dell’ombra e della notte, sebbene non possa essere ignorato il fondato sospetto che si tratti di un retaggio paleocristiano, nato in un’epoca in cui ogni traccia delle credenze pre-cristiane veniva vista con estremo sospetto e la tradizione tendeva regolarmente a demonizzare qualsiasi simbolo legato al passato, rendendolo mostruoso, inquietante e quasi un segno di perdizione. Così, forse, anche questa tomba, rimasta isolata e lontana dagli occhi del mondo, finì per essere etichettata come dimora di orchi e creature oscure, trasformandosi in un richiamo ai mondi perduti che, ancora oggi, sembra sussurrare storie dall’altro lato del tempo a chiunque si avventuri a visitarla.

Is Concias

Collocata a quasi 400 metri di altitudine in una località detta San Pietro Paradiso – dove, non distante dal monumento, si trova anche una magnifica cascatella che genera un piccolo laghetto – la struttura sorge in mezzo a querce secolari e fitta macchia mediterranea, a pochi passi da una chiesetta campestre dedicata al santo e lungo una strada che conduce dritta in cima al Mont’e Cresia, all’interno del grande e suggestivo parco dei Sette Fratelli. Lo scenario che circonda il sito è assolutamente unico, poiché l’atmosfera attorno alla sepoltura possiede qualcosa di mistico ed esoterico, autentico retaggio dell’arcaico culto degli antenati e degli avi, con annessi primordiali riti preistorici che migliaia di anni fa sacerdoti e fedeli delle genti nuragiche praticavano abitualmente nell’area antistante l’esedra, costituita da sacri blocchi di pietra. A differenza delle tombe dei giganti tipiche del nord e centro Sardegna, che presentano l’esedra formata da pietre a coltello con stele centinata centrale, la maestosa e molto ben conservata tomba dei giganti di Sant’Isidoro si distingue per la sua esedra in muratura ed è databile al bronzo medio-recente, presentando similmente ad altre tombe dei giganti della Sardegna meridionale la cosiddetta “facciata a filari”.

Is Concias

Come puntualmente riportato da Sardegna Cultura, la tomba presenta il classico schema planimetrico, caratterizzato da un corpo rettangolare appena rastremato verso il fondo e da un’ampia esedra a semicerchio, al cui centro esatto, costituita da filari di pietre ben lavorati e di grandezza decrescente verso l’alto, si apre l’ingresso di forma trapezoidale, i cui stipiti sono costituiti da due blocchi, uno per parte, sormontati da un’architrave rettangolare privo di finestrella di scarico. All’interno di questa esedra, ampia circa 10 metri, si accede alla camera funeraria lunga circa 8 metri e larga 1,30 m circa, la cui altezza decresce progressivamente man mano che si avanza nel percorso, passando da un massimo di 2,10 metri registrato all’ingresso fino ad arrivare ad un minimo di 1,70 metri sul fondo.

Is Concias

Il corridoio funerario, di pianta rigorosamente rettangolare, presenta sul fondo, perfettamente addossato al lastrone di chiusura, un bancone rettangolare che occupa interamente la larghezza del vano, mentre la complessa muratura è sapientemente costruita con filari di pietre aggettanti, determinando una sezione del vano che risulta angolare presso l’ingresso, per poi divenire tronco-ogivale nel mezzo e assumere una forma pienamente ogivale sul fondo, poggiando su un pavimento costituito dal piano roccioso naturale accuratamente spianato. Elemento di grande rilievo architettonico e religioso è la presenza, all’esterno e sul lato destro dell’ingresso, di un betilo rappresentante probabilmente una divinità, mentre in prossimità dell’ala O dell’esedra sono emersi tre pozzetti scavati direttamente nella roccia e delimitati da cerchi di pietre di diverse dimensioni, sovrapposti e concentrici, a testimonianza della complessità rituale di questo sito che, dopo essere stato scoperto e scavato negli anni sessanta da Enrico Atzeni e successivamente restaurato nel 1987, continua a consegnarci intatto il fascino immortale della civiltà nuragica.

 

 

 

 

 

 

 

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