Ancora fiamme al CPR di Macomer: emergenza permanente in una struttura già semidistrutta
Un nuovo grave incendio ha devastato il Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR) di Macomer, riaccendendo i riflettori su una polveriera logistica e sociale che la Sardegna denuncia ormai da troppo tempo. All’interno di uno dei blocchi della struttura, la tensione è sfociata nell’ennesimo atto di violenza distruttiva, con fiamme appiccate deliberatamente che hanno messo a repentaglio l’incolumità di tutti i presenti. La gravità dell’episodio è amplificata da un dettaglio non trascurabile: una parte del centro risultava già completamente inutilizzabile a causa di un precedente rogo, riducendo gli spazi vitali e congestionando la gestione quotidiana di un sito già ad altissimo rischio operativo.
A evitare il peggio è stato unicamente l’intervento del personale della Polizia di Stato in servizio. Gli agenti, muovendosi tra fumo e disordini, sono riusciti a contenere l’evento grazie a una straordinaria combinazione di freddezza e professionalità, salvaguardando persino la vita di quegli stessi trattenuti che avevano scatenato l’inferno. Un paradosso intollerabile per il sindacato di categoria, che oggi dice basta.
«I poliziotti non possono continuare a essere lasciati soli in contesti così delicati. Ogni incendio e ogni atto di violenza rappresentano un concreto pericolo per la vita degli operatori, traducendosi in un carico di lavoro e di responsabilità ormai insostenibile.»
Il sindacato sardo rimarca come la dedizione e il rigoroso rispetto della legge dimostrati dalle forze dell’ordine si scontrino quotidianamente con criticità strutturali, organizzative e normative che gravano interamente sulle spalle del personale in divisa. Il rischio più grande è l’assuefazione: non si può permettere che eventi di questa portata vengano declassati a routine o considerati fisiologici elementi del servizio.
Il focus del SIULP si sposta quindi direttamente sulle responsabilità della politica, sia nazionale che regionale, a cui viene chiesto un cambio di rotta radicale. È tempo di abbandonare le logiche emergenziali per adottare un approccio finalmente pragmatico e risolutivo, che vada a sanare le carenze del sistema CPR attraverso interventi normativi mirati, investimenti sulle infrastrutture e un adeguato potenziamento degli organici.
«La sicurezza del Paese passa inevitabilmente attraverso la tutela di chi la garantisce ogni giorno. Non si può continuare a pretendere che siano esclusivamente il senso del dovere e lo spirito di sacrificio dei poliziotti a compensare vuoti che richiedono, invece, precise e coraggiose scelte politiche e amministrative.»
Mentre il sindacato assicura che continuerà a vigilare per fare della dignità professionale dei lavoratori della sicurezza una priorità dell’agenda istituzionale, la palla passa ora ai palazzi del potere. Gli agenti continueranno a fare il proprio dovere con onore, ma il messaggio è chiaro: lo Stato deve smettere di delegare la gestione del caos al solo eroismo dei singoli e iniziare a governare il fenomeno.
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