Cagliari ostaggio della mobilità “sostenibile”? La rivoluzione che i cittadini non hanno mai chiesto
Il volto di Cagliari sta cambiando sotto i nostri occhi, nel mezzo di una trasformazione urbanistica che, inutile negarlo, sta accendendo il dibattito in ogni angolo della città. Al centro della discussione c’è la nuova rete della metropolitana di superficie – o il ritorno del tram, a seconda delle prospettive – una scelta che ha ridisegnato marciapiedi, sacrificato parcheggi e fatto fiorire piste ciclabili. Una vera e propria rivoluzione che, negli intenti iniziali, mirava a traghettare il capoluogo verso i canoni della moderna “mobilità sostenibile”.
Tuttavia, camminando per i quartieri, la domanda che molti cittadini e commercianti si pongono è legittima: questa visione tiene davvero conto della reale identità di Cagliari?
La nostra è una città splendida ma complessa, adagiata su sette colli, con un’età media della popolazione che avanza e per la quale l’auto privata non è un capriccio, ma spesso una necessità quotidiana. Quando la pianificazione dall’alto si scontra con il vissuto di chi la città la abita, si rischia il cortocircuito. Le attività commerciali di vicinato hanno pagato un prezzo altissimo a causa della proliferazione dei cantieri e delle carreggiate ristrette, vedendo talvolta scivolare i propri clienti verso la comodità della grande distribuzione o dell’e-commerce. Il sentimento diffuso, per molti, non è stato quello di una transizione ecologica guidata, ma di un percorso forzato che ha stravolto la vivibilità quotidiana.
Eppure, in questo scenario complesso, c’è uno spazio importante per la positività e per il pragmatismo. La recente decisione del Comune di ripensare il progetto della metro verso il Poetto, orientandosi invece sui più flessibili bus elettrici, dimostra che la macchina amministrativa sa ascoltare e, all’occorrenza, correggere il tiro. È il segno forse che si può trovare un compromesso tra la transizione ecologica e le reali esigenze di chi vive il territorio?
La mobilità del futuro non deve essere una “maledizione” urbanistica, ma un’opportunità inclusiva. Forse il vero passo avanti sarà proprio questo: ripartire dal dialogo, unendo la sostenibilità ambientale a quella sociale, per fare in modo che Cagliari sia una città non solo più verde, ma anche più comoda, accessibile e vicina ai suoi cittadini.
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