La commedia umana in salsa campidanese: il mito intramontabile di Fisietto e della Famiglia Pistis
Vivi Quartu

La commedia umana in salsa campidanese: il mito intramontabile di Fisietto e della Famiglia Pistis

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01 July 2026
11:35
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Per oltre un decennio, le edicole della Sardegna hanno ospitato un rito cartaceo che iniziava sempre con la stessa, ironica formula altisonante: “Cagliari, antica e nobile città ricca di storia e di cultura…”. Subito dopo, però, la nobiltà cedeva il passo alla meravigliosa, caotica e coloratissima realtà del sottoproletariato urbano. Era l’incipit di Fisietto, il fumetto cult nato nel dicembre del 1999 dalla mente e dalle mani dei fratelli Bruno e Paolo Tremulo, capace di trasformarsi da scommessa amatoriale a fenomeno editoriale da quindicimila copie a uscita.

L’idea iniziale dei due autori, in realtà, orbitava intorno a un classico genere giallo. Il destino, tuttavia, decise di manifestarsi sotto le spoglie più imprevedibili: un pomeriggio d’autunno, i fratelli Tremulo rimasero bloccati nel traffico cagliaritano a causa di un motocarro carico di ferro vecchio, parcheggiato sfacciatamente in doppia fila. Quell’intralcio fu l’illuminazione. Rientrati a casa, Bruno prese in mano le matite e Paolo la penna per dare vita a Efisio Pistis, per tutti “Fisietto”, e alla sua incredibile famiglia.

Il protagonista è il ritratto dell’arte di arrangiarsi. Ex promessa del pugilato soprannominato “Sa Bestia”, Fisietto è un uomo cronicamente disoccupato che sbarca il lunario grazie a mille lavoretti manuali e ai trasporti a bordo del suo fedele motocarro, S’Apixedda. Intorno a lui ruota un microcosmo irresistibile guidato da Nonna Saturnina, l’anziana e severa matriarca ultranovantenne. Lei parla esclusivamente in sardo, custodisce i valori tradizionali, mantiene la famiglia con la sua pensione e difende strenuamente un terreno ambitissimo dalle speculazioni immobiliari, mentre vive nell’eterna attesa del figlio Boicheddu, disperso in Russia durante la seconda guerra mondiale.

A bilanciare la pigrizia di Fisietto ci pensa la moglie Assuntina, donna divisa tra la devozione religiosa e la gestione della casa, affiancata dalla cognata Sgargiula (nota anche come Adalgisa), una donna eccentrica e vanitosa ossessionata dalla moda. C’è poi il cognato Sesetto, braccio destro di Fisietto e sosia perfetto di Stalin di cui condivide la fede politica, l’anziano e rispettato zio pregiudicato Ciccitto, detto “Su Professori” per la sua conoscenza di ogni genere di imbroglio, e una sfilza di figli che vanno dalla responsabile studentessa Roberta alla velleitaria Luana, fino al piccolo Kevin, promessa del calcio e scolaro ripetente. Ultimo, ma non per importanza, Zurrundeddu, il cane di famiglia: brutto d’aspetto ma dotato di un’intelligenza sopraffina, i cui pensieri, rigorosamente in lingua sarda, mostrano spesso molto più buon senso di quelli dei suoi padroni umani.

La forza dirompente della saga risiede proprio nel suo linguaggio. Le storie miscelano l’italiano con lo slang campidanese cagliaritano, con tanto di traduzioni a piè di pagina per i termini sardi più complessi. Questo connubio ha reso il fumetto un custode dell’identità locale, capace di muoversi in una Cagliari descritta con assoluta fedeltà geometrica e urbanistica. Non era raro, infatti, veder comparire tra le vignette i negozi reali della città, che usavano Fisietto come testimonial pubblicitario, o celebri personaggi pubblici dell’isola che interpretavano se stessi, come il comico Benito Urgu, l’artista Pinuccio Sciola, i giornalisti di Videolina e persino leggende del calcio come Gianfranco Zola e Gigi Riva.

Il debutto nel 1999 fu stampato in appena 1.200 copie, ma il passaparola dei lettori impose una crescita vertiginosa. Nel giro di due numeri la tiratura salì a 10.000 copie senza resi, costringendo gli autori a fermarsi per strutturare una vera e propria redazione professionale. La seconda serie, inaugurata nel 2001 nel tipico “formato Diabolik”, consacrò il successo anche grazie a un gioco a premi in collaborazione con L’Unione Sarda, toccando vette di 15.000 copie nel periodo natalizio.

Dopo alterne vicende editoriali, l’abbandono di alcuni disegnatori e il passaggio a una terza serie con rilegatura in brossura e periodicità mensile, le avventure della famiglia Pistis si sono interrotte nel dicembre del 2011. Nonostante i successivi annunci di un ritorno, le luci della ribalta si sono spente, lasciando però circa cento pagine a numero stampate con quell’alternanza di rosso, blu, verde e giallo che caratterizzava la testata. Fisietto rimane ancora oggi una pietra miliare dell’editoria sarda: una commedia umana pop, ironica e indimenticabile, capace di raccontare la Sardegna con il sorriso e l’affetto di chi la conosce nel profondo.

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