Che cosa vuol dire l’espressione in sardo “Su boi chi narara curruru a su molenti”?
Vivi Quartu

Che cosa vuol dire l’espressione in sardo “Su boi chi narara curruru a su molenti”?

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25 June 2026
12:48
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Che cosa vuol dire l’espressione in sardo “Su boi chi narara curruru a su molenti”?

Avete mai avuto l’occasione di imbattervi in quella perla di saggezza popolare che risponde al nome di Su boi chi narara curruru a su molenti? Se la risposta è negativa, preparatevi a scoprire un tesoro linguistico che, con un tocco di irresistibile ironia, illumina le dinamiche umane più universali attraverso la lente affilata della tradizione isolana.

Questa frase, che nella variante campidanese del sardo si traduce letteralmente con il bue che dà del cornuto all’asino, rappresenta un autentico capolavoro di sottile umorismo e acuta osservazione sociale, venendo utilizzata anche in italiano sebbene sia nel sardo, lingua ricca di sfumature, che tale espressione esprime al meglio la propria efficacia comunicativa. Ma per quale motivo si usa ancora oggi e che cosa sottintende questa sottile e simpatica metafora che non smette di far sorridere? Immaginate la scena, un bue, fiero delle sue corna ricurve, che accusa l’asino di essere cornuto, un paradosso evidente che richiama alla mente le innumerevoli occasioni della vita in cui incontriamo persone pronte a puntare il dito contro gli altri per difetti o colpe che, ironia della sorte, appartengono proprio a loro, proprio come se un ladro rimproverasse un altro per aver rubato, o un chiacchierone desse del pettegolo al vicino. In questi casi, Su boi chi narara curruru a su molenti calza a pennello, offrendo una descrizione vivida e ironica dell’ipocrisia umana che non passa mai di moda.

Il motivo per cui questa espressione è così radicata nella cultura sarda risiede proprio nella capacità della lingua di catturare, con poche parole, concetti complessi e universali; questo detto, in particolare, evidenzia la tendenza umana a non riconoscere i propri difetti pur essendo pronti a sottolineare quelli altrui, fungendo da specchio linguistico che riflette le contraddizioni insite nell’animo umano, il tutto condito con una buona dose di ironia che rende la critica meno amara. Nonostante il passare del tempo e l’evoluzione costante delle lingue, detti come questo mantengono intatta la loro freschezza e una sorprendente rilevanza, dimostrando che la loro capacità di sintetizzare comportamenti complessi in immagini vivide li rende strumenti preziosi per comprendere e commentare la società contemporanea. Dopotutto, l’ipocrisia non ha età e un detto come Su boi chi narara curruru a su molenti rimane un’arma affilata per smascherarla, sempre con quel sorriso sornione tipico della saggezza popolare che accomuna tutti. Quindi, la prossima volta che vi imbattete in qualcuno che critica negli altri ciò che non vede in se stesso, ricordatevi del bue e dell’asino e magari, con un sorriso complice, sussurrate Su boi chi narara curruru a su molenti, perché in fondo nulla descrive meglio certe situazioni come la saggezza ironica della lingua sarda.

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