“Matto come un cavallo” arriva a Cagliari: la storia di Marco Cavallo, simbolo della lotta per la libertà e la dignità dei pazienti psichiatrici
Vivi Quartu

“Matto come un cavallo” arriva a Cagliari: la storia di Marco Cavallo, simbolo della lotta per la libertà e la dignità dei pazienti psichiatrici

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17 October 2026
11:06
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Un grande cavallo azzurro che più di cinquant’anni fa uscì da un manicomio per portare nelle strade un messaggio di libertà e dignità. È Marco Cavallo, uno dei simboli più importanti della rivoluzione psichiatrica italiana, arrivato per la prima volta in Sardegna grazie al progetto “Matto come un cavallo”, promosso dalla Cooperativa sociale Panta Rei Sardegna.

La sua presenza a Cagliari ha richiamato cittadini, associazioni e soprattutto tanti giovani, protagonisti di un’iniziativa che unisce memoria, inclusione e sensibilizzazione sui temi della salute mentale.

Ma per comprendere il significato di questo grande cavallo azzurro bisogna tornare indietro al 1973, nell’ospedale psichiatrico di Trieste, diretto dallo psichiatra Franco Basaglia.

All’interno del manicomio viveva un cavallo vero, chiamato Marco, utilizzato per trasportare la biancheria. Era molto amato dai pazienti, che si mobilitarono quando rischiò di essere mandato al macello. Quel cavallo rappresentava qualcosa di speciale: poteva entrare e uscire dalla struttura, mentre le persone ricoverate erano private della libertà di farlo.

Da quella storia nacque l’idea di costruire un enorme cavallo di cartapesta, alto circa quattro metri, realizzato attraverso un laboratorio artistico collettivo al quale parteciparono pazienti, operatori e artisti, tra cui lo scrittore e drammaturgo Giuliano Scabia. Nella pancia del cavallo vennero simbolicamente raccolti i sogni, i desideri e le speranze delle persone internate.

Il 25 febbraio 1973 Marco Cavallo uscì dal manicomio, accompagnato da un corteo di pazienti, operatori e cittadini. Per permettere il passaggio della grande scultura fu necessario intervenire su porte e altre strutture dell’edificio, abbattendo alcuni ostacoli fisici che ne impedivano l’uscita.

Un gesto concreto che assunse un significato straordinario: superare le barriere che separavano le persone con sofferenza psichica dal resto della società.

Quell’esperienza divenne uno dei simboli del movimento di riforma psichiatrica legato a Franco Basaglia, che avrebbe contribuito all’approvazione della legge 180 del 1978, avviando il superamento del sistema manicomiale italiano.

Oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, Marco Cavallo continua a viaggiare per ricordare che il riconoscimento dei diritti, la dignità delle persone e la lotta contro lo stigma legato alla malattia mentale sono questioni ancora attuali.

È proprio questo il messaggio al centro di “Matto come un cavallo”, il progetto che dal 7 al 17 ottobre ha portato a Cagliari incontri, laboratori artistici, spettacoli e iniziative pubbliche dedicate alla salute mentale e all’inclusione sociale.

L’iniziativa, promossa dalla Cooperativa sociale Panta Rei Sardegna e sviluppata attraverso esperienze come ArteS, HAPPY e Broz-ComuniTeen, ha coinvolto scuole, associazioni, servizi sanitari e cittadini, con il sostegno della Fondazione di Sardegna.

Particolarmente significativo il corteo del 16 ottobre, durante il quale Marco Cavallo ha attraversato le strade di Cagliari, dal Centro di Salute Mentale di via Romagna al Teatro Carmen Melis, accompagnato da cittadini, operatori e numerosi giovani.

La manifestazione si conclude oggi, 17 ottobre, al Parco della Musica, con la Fiera del benessere e della salute mentale, una giornata dedicata a laboratori, spettacoli, incontri e attività aperte alla cittadinanza.

La presenza di tanti ragazzi e ragazze rappresenta uno degli aspetti più importanti dell’iniziativa. Coinvolgere le nuove generazioni significa infatti offrire strumenti per comprendere la sofferenza psichica, superare stereotipi e pregiudizi e costruire una cultura dell’accoglienza e del rispetto.

Il progetto valorizza inoltre il lavoro delle realtà sociali impegnate quotidianamente nel contrasto alle povertà educative e nella promozione dell’inclusione, ricordando quanto sia fondamentale trasformare la sensibilizzazione in opportunità e interventi concreti.

Oltre cinquant’anni dopo quella storica uscita dal manicomio di Trieste, Marco Cavallo continua dunque il suo viaggio. Le strutture manicomiali appartengono al passato, ma restano ancora barriere culturali, paure e pregiudizi da superare.

Ed è forse proprio questo il significato più profondo della sua presenza a Cagliari: ricordare che la libertà e la dignità non possono essere considerate conquiste definitive, ma diritti da difendere e rendere concreti ogni giorno.

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