Povertà al 38,4% e un tasso di fertilità di 0,91: la Sardegna all’ultimo posto tra le isole d’Europa
Vivi Quartu

Povertà al 38,4% e un tasso di fertilità di 0,91: la Sardegna all’ultimo posto tra le isole d’Europa

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Admin Quartu.NET
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28 June 2026
10:02
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La Sardegna si trova davanti a uno specchio profondo e spietato, ma anche di fronte a una svolta storica che potrebbe riscriverne il futuro. Il report comparativo “Isole d’Europa, isole del Mediterraneo: insularità, politiche e sviluppo”, curato da IARES, CREI e Acli Sardegna (giugno 2026), analizza l’andamento dell’isola nel decennio 2015-2025 mettendola a confronto diretto con altre nove realtà insulari europee: Creta, Sicilia, Malta, Cipro, Corsica, Baleari, Canarie, Madeira e Azzorre. Il quadro che ne emerge è una fotografia in chiaroscuro, fatta di ritardi strutturali profondi, ma anche di incoraggianti segnali di ripresa e grandi occasioni da cogliere subito.

I dati demografici restituiscono l’immagine della crisi più acuta. Nel decennio analizzato, la Sardegna ha registrato la contrazione della popolazione più pesante dell’intero campione, scendendo da 1.648.642 a 1.562.381 abitanti (-5,2%). A guidare questo declino è un tasso di fertilità drammatico: appena 0,91 figli per donna, il dato più basso di tutta Europa, accompagnato da un saldo naturale di -7,3‰ (a fronte di una media UE di -2,8‰). Conseguenza diretta è un invecchiamento record, con il 27,5% della popolazione che ha superato i 65 anni.

Tuttavia, il confronto dimostra che lo spopolamento non è una condanna inevitabile per le isole: nello stesso periodo, Malta (+30,9%), Cipro (+16,1%) e le Baleari (+12,5%) sono cresciute vistosamente, provando che la capacità di generare opportunità economiche e attrarre risorse sa invertire qualsiasi dinamica demografica.

Anche il capitale umano e il tessuto sociale soffrono un divario marcato. Solo il 18,4% dei sardi tra i 25 e i 64 anni possiede una laurea, una cifra che è la metà esatta della media europea (36,9%) e che impallidisce di fronte al 52% di Cipro. Sul fronte della coesione, la Sardegna detiene il triste primato della povertà monetaria relativa, che colpisce il 38,4% degli abitanti (un dato superiore persino alla Sicilia), mentre il rischio di esclusione sociale si attesta al 29,7% rispetto al 20,9% europeo. Nonostante il Prodotto Interno Lordo dell’isola sia salito da 33,7 a 43,5 miliardi di euro, questa crescita economica non è riuscita a tradursi in benessere sociale diffuso.

Accanto alle ombre, il report evidenzia significativi passi in avanti. Il mercato del lavoro mostra una forte reazione: la disoccupazione generale è dimezzata, passando dal 17,6% al 9,4%, e quella giovanile è crollata dal 56,4% al 24,6%. Anche l’abbandono scolastico ha registrato un trend positivo, scendendo dal 22,9% al 13,6%, sebbene resti superiore al target europeo (9,1%).

I motori dello sviluppo potenziale ci sono: il turismo ha fatto registrare 7,76 milioni di pernottamenti nel 2024 con un’occupazione delle strutture del 57,9%, e l’isola vanta oltre 1,17 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata, la seconda più estesa del campione. Una risorsa immensa che attende ancora di essere pienamente valorizzata. Il vero nodo, avverte lo studio, non è l’assenza di miglioramenti, ma la velocità del recupero se confrontata con l’esterno: nello stesso arco di tempo Creta ha abbattuto la disoccupazione giovanile fino al 12,9% e Cipro ha quasi raddoppiato il proprio PIL.

Il report dedica un focus cruciale al cambiamento climatico, indicando la Sardegna come un vero e proprio “laboratorio di vulnerabilità”. Secondo le proiezioni del progetto europeo SOCLIMPACT, nello scenario a emissioni elevate al 2050, l’isola rischia perdite fino al 7,3% del PIL nei settori chiave della Blue Economy, collocandosi tra i quattro territori più esposti d’Europa insieme a Madeira, Baleari e Canarie.

A cambiare sarà anche il volto del turismo: il mese di luglio potrebbe subire una contrazione della domanda del 5,72% a causa delle temperature estreme, mentre aprile vedrà una crescita dell’8,89%. Una rivoluzione della stagionalità che impone una totale riconfigurazione dei servizi e dei modelli di accoglienza. Sul piano della risposta politica, la macchina regionale si è mossa: l’avvio del coordinamento interassessoriale sulla Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (SRACC) punta a fare della transizione ecologica la bussola dell’azione pubblica sarda.

La lezione più grande del dossier europeo è di natura politica e culturale: l’insularità produce inevitabilmente costi strutturali, ma non deve trasformarsi in una condanna all’arretramento. Realtà come Malta, Cipro o Madeira hanno dimostrato che lo svantaggio geografico si vince costruendo nel tempo solide infrastrutture, investendo nella formazione e potenziando la capacità amministrativa.

La recente apertura del 10 giugno 2026, con la quale la Commissione Europea ha adottato le prime storiche strategie dedicate esclusivamente alle isole e alle comunità costiere dell’UE, offre alla Sardegna un’opportunità irripetibile. Per coglierla ed evitare che la finestra si chiuda, saranno indispensabili tre ingredienti: una governance interna coesa, una forte capacità di progettazione e l’uso di dati scientifici robusti per tradurre i fondi comunitari in sviluppo reale e duraturo.

Il report comparativo verrà presentato ufficialmente lunedì 29 giugno alle ore 17:00 a Cagliari, presso la sede delle Acli della Sardegna in via Roma 173. I dati saranno illustrati da Silvia Talana (IARES-Acli Sardegna), seguiti dal dibattito con Mauro Carta (Presidente Acli Sardegna), Vania Statzu (Direttrice scientifica IARES) e Isabel Vera (Presidente EURINSULA Islas del Mar).

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