Quando il grande artista sardo Costantino Nivola abbandonò l’Italia per amore
Vivi Quartu

Quando il grande artista sardo Costantino Nivola abbandonò l’Italia per amore

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06 November 2026
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Quando il grande artista sardo Costantino Nivola abbandonò l’Italia per amore.

Il grande artista sardo Costantino Nivola nel 1938 si rifugiò a New York per scampare alle persecuzioni razziali che avrebbero colpito la moglie.

Fuga per amore e libertà: la straordinaria odissea di Costantino Nivola e Ruth Guggenheim tra Orani, Milano e New York.

Nel tumultuoso scenario del Novecento europeo segnato dall’ombra cupa del totalitarismo, la vita del grande artista sardo Costantino Nivola si intrecciò indissolubilmente con una scelta d’amore e di sopravvivenza che lo costrinse, nel 1938, a rifugiarsi a New York per scampare alle persecuzioni razziali che avrebbero colpito la moglie.

Nato a Orani nel 1911 e registrato all’anagrafe come Costantino Nivòla Mele, ma conosciuto anche come Antine Nivola in Sardegna e Tino Nivola negli Stati Uniti, l’artista crebbe apprendendo i primi rudimenti del mestiere direttamente dal padre muratore, gettando le basi di un talento manuale che avrebbe segnato la sua intera esistenza.

La sua formazione artistica prese il via nel 1926, anno in cui iniziò a lavorare come apprendista nello studio di Mario Delitala, pittore e incisore impegnato nella decorazione dell’aula magna dell’Università di Sassari, per poi proseguire dal 1931, grazie a una borsa di studio, presso l’ISIA di Monza, dove si diplomò come grafico pubblicitario nel 1936 avendo come compagni di corso Fancello e Pintori, sardi come lui.

L’ascesa professionale lo portò, l’anno successivo, a diventare direttore dell’ufficio grafico della Olivetti a Milano, per la quale realizzò le decorazioni del padiglione italiano presso l’Esposizione universale di Parigi, immergendosi in un vivacissimo ambiente culturale nel capoluogo lombardo che era allora vivaio della temperie razionalista.

Questa fortunata stagione creativa si interruppe però bruscamente quando il Regime emanò le leggi razziali nel 1938, anno in cui l’artista di Orani sposò Ruth Guggenheim, una compagna di corso tedesca di origine ebraica, e fu costretto dalle persecuzioni antisemite ad abbandonare l’Italia, rifugiandosi dapprima a Parigi, dove lavorò come disegnatore e frequentò Emilio Lussu e il gruppo di Giustizia e Libertà fondato dai fratelli Rosselli, e poi come molti altri intellettuali e artisti europei, dopo l’invasione nazista della Francia, a New York.

La figura di Ruth, nata a Monaco nel 1917 da padre Samuel e madre Magna, ebrei fuggiti dalla Germania per l’Italia nel 1933 per sfuggire al Nazismo, fu centrale non solo nella fuga ma nell’intero percorso di vita: studentessa di grafica pubblicitaria all’ISIA di Monza, nel 1938 fu costretta a scappare prima in Francia e poi negli Stati Uniti insieme a Costantino, che sposò nello stesso anno e che sarebbe stato il suo compagno di vita per cinquant’anni.

A New York, dove Nivola dovette superare inizialmente molte difficoltà per poi essere apprezzato in tutto il mondo, Ruth Guggenheim operò come madre, intellettuale e infaticabile collaboratrice di Nivola, gestendo commissioni e relazioni, prendendo parte alla realizzazione dei grandi sandcast nello studio-giardino di Long Island e portando avanti sottotraccia una ricerca artistica intima e originale.

A partire dagli anni Settanta, infatti, ella avviò una produzione di gioielli monumentali che utilizzano metalli preziosi, tessuti e elementi naturali, combinando influenze medievali, indiane e native americane, guardando a Calder ma anche alla tradizione sarda, in opere che, un po’ ornamenti per il corpo e un po’ armature magiche, mettono in discussione i confini fra decorazione e espressione.

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