Sardegna, isola del randagismo. Fondi fermi da due anni: 39 associazioni chiedono risposte alla Regione
Vivi Quartu

Sardegna, isola del randagismo. Fondi fermi da due anni: 39 associazioni chiedono risposte alla Regione

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Admin Quartu.NET
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24 June 2026
16:53
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La prossima variazione di bilancio della Regione Sardegna potrebbe segnare un passaggio decisivo nella lotta al randagismo. Dall’insediamento dell’attuale Giunta, nell’aprile 2024, tre manovre finanziarie — Finanziaria 2025, variazione 2025 e Finanziaria 2026 — sono state approvate senza destinare risorse alle campagne di sterilizzazione dei cani e dei gatti di proprietà, né alle colonie feline non riconosciute o difficilmente raggiunte dai servizi veterinari.

Per il mondo del volontariato si tratta della quarta occasione utile per intervenire sulla prevenzione, considerata da anni lo strumento più efficace e meno oneroso per alleggerire il carico economico e gestionale che grava su Comuni, ASL e associazioni.

Le associazioni chiedono che la Regione finanzi campagne di sterilizzazione rivolte ai proprietari economicamente fragili, agli anziani e alle persone con disabilità: contesti in cui il rischio di cucciolate indesiderate — e quindi di abbandoni o rinunce — è più elevato.

A supporto della proposta ci sono i dati dell’ultimo programma regionale del 2023, gestito direttamente dal volontariato: duemila interventi in un solo anno, con una proiezione finale di oltre 2.200 sterilizzazioni. Risorse interamente utilizzate e rendicontate, che dimostrano come agire sulle cause del fenomeno sia più efficace che limitarsi a gestirne gli effetti.

Gli operatori ricordano che il contrasto al randagismo richiede azioni parallele e diffuse. I risultati crescono quando più soggetti scendono in campo: dal Comune virtuoso che finanzia la propria campagna locale, alla singola ASL che stipula convenzioni con le cliniche private per la cura delle colonie feline.

In questo quadro, escludere un progetto destinato alle associazioni — che ha già dimostrato di produrre numeri certi in tempi rapidi — significa rinunciare a una forza motrice essenziale. Valorizzare questa rete capillare, ferma da due anni a causa del blocco dei fondi, sarebbe la scelta più strategica ed economicamente efficiente per la Regione.

Negli ultimi due anni le associazioni hanno cercato un dialogo costante con Consiglio regionale e Presidenza, presentando dati, criticità e proposte a numerosi gruppi politici. Finora, però, senza riscontri concreti. L’ultimo passo ufficiale risale al 25 maggio 2026, quando il Coordinamento Unitario di 39 associazioni, guidato dalla LIDA di Olbia e dalla presidente Cosetta Prontu, ha inviato alla Regione una formale istanza di intervento legislativo.

L’appello — a cui nel frattempo hanno aderito altre sigle — propone di recepire il modello normativo del Friuli-Venezia Giulia (L.R. 20/2012) per la gestione della popolazione felina: anagrafe universale con microchip obbligatorio anche per i gatti, sterilizzazione obbligatoria per i felini con accesso all’esterno, standard civili di detenzione, sistema sanzionatorio destinato a finanziare i piani di contenimento.

Si tratta di misure già adottate in regioni considerate virtuose, che hanno scelto di affrontare il problema alla radice. Un approccio che, secondo le associazioni, potrebbe arginare una crisi che incide sull’igiene pubblica, sull’economia locale e persino sull’immagine turistica dell’Isola.

Eppure, dall’interlocutore istituzionale è arrivato finora solo silenzio. Con la variazione di bilancio alle porte, il mondo animalista attende risposte che vadano oltre l’ascolto formale. I progetti sono pronti, le soluzioni esistono. La domanda, adesso, è se la Regione intenda davvero mettere in campo politiche di prevenzione o lasciare che questa quarta occasione scivoli via come le precedenti.

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