Sulle spiagge sarde nasce una nuova roccia, ma (purtroppo) è fatta di plastica e catrame: ecco di che si tratta
Vivi Quartu

Sulle spiagge sarde nasce una nuova roccia, ma (purtroppo) è fatta di plastica e catrame: ecco di che si tratta

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Admin Quartu.NET
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24 June 2026
17:09
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Non è una normale pietra e non è nemmeno il classico rifiuto antropico restituito dal mare. È qualcosa di nuovo, di ibrido e di decisamente inquietante. Sulle nostre spiagge sta nascendo una nuova “roccia” sedimentaria a cui la scienza ha già dato un nome: Plastitar.

A lanciare l’allarme sulla comparsa di questa inquietante formazione lungo i litorali è il geologo Luigi Sanciu, che spiega come l’inquinamento umano stia letteralmente modificando la geologia delle coste: «C’è una nuova “roccia” sulle nostre spiagge (e non è una buona notizia)! Se camminando sulla battigia hai notato dei noduli scuri, duri all’apparenza ma appiccicosi all’interno, pieni di sabbia e frammenti di plastica, sappi che non stai guardando semplici rifiuti. Stai guardando la nascita di una nuova roccia sedimentaria: il Plastitar».

Foto di Luigi Sanciu

A prima vista potrebbe sembrare una semplice galletta di idrocarburi, ma la struttura interna rivela una fusione intima tra elementi naturali e artificiali. Non si tratta di semplice catrame, chiarisce l’esperto, ma di un vero e proprio ibrido geologico.

Foto di Luigi Sanciu

Il meccanismo con cui si genera mima in modo distorto i millenari processi della Terra. Come descrive Sanciu: «Il processo di formazione sembra quasi un ciclo naturale, ma purtroppo non lo è: il petrolio fuoriuscito in mare (da navi o scarichi) si addensa e finisce sulla battigia, andando a “cementare” frammenti di plastica, sabbia e rocce». Il petrolio greggio agisce quindi come una sorta di collante e legante naturale (la matrice della roccia), inglobando microplastiche, frammenti di reti, tappi, insieme ai classici granelli di quarzo o calcare.

La comparsa del Plastitar – già segnalata in diverse aree del Mediterraneo e del mondo – rappresenta una firma indelebile dell’uomo sulla crosta terrestre. Una cicatrice scura che i geologi del futuro ritroveranno negli strati del sottosuolo a testimonianza della nostra epoca.

Il risultato di questo processo, conclude drammaticamente Luigi Sanciu, è «una formazione rocciosa artificiale, simbolo evidente dell’impatto umano sul pianeta». Un motivo in più per guardare con occhi diversi, e maggiore consapevolezza, i dettagli apparentemente insignificanti che calpestiamo ogni giorno sulla riva del mare.

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