«Guardatelo negli occhi, quel cane dietro le sbarre»: il grido di Cosetta Prontu contro la sofferenza nei canili
Vivi Quartu

«Guardatelo negli occhi, quel cane dietro le sbarre»: il grido di Cosetta Prontu contro la sofferenza nei canili

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Admin Quartu.NET
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13 October 2026
20:23
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«Guardatelo bene, quel cane che si alza sulle zampe posteriori, si aggrappa alla rete e allunga il collo oltre il cancello del box. Sta cercando una via d’uscita». È da questa immagine, cruda e difficile da ignorare, che Cosetta Prontu, volontaria e responsabile del rifugio Lida di Olbia, lancia un duro appello contro il randagismo e le politiche che, a suo giudizio, continuano a puntare sulla costruzione di nuovi canili anziché sulla prevenzione.

Per Prontu, un cane che cerca disperatamente di oltrepassare le sbarre non può essere considerato un animale che ha trovato nel canile una casa rassicurante. «Quel cane non sta abitando un bel niente. Sta gridando, con ogni fibra del suo essere, che il confine della gabbia gli toglie il respiro», scrive la responsabile del rifugio, mettendo al centro la sofferenza degli animali costretti a vivere per anni nelle strutture.

La sua è una presa di posizione netta, rivolta anche a chi sostiene che il canile possa diventare per un cane un ambiente familiare da cui non sarebbe necessario uscire attraverso un’adozione. «Chiamare “casa” un box di due metri per due è la più grande ipocrisia umana», afferma Prontu, che invita a guardare oltre le teorie e a confrontarsi con la realtà quotidiana vissuta dagli animali rinchiusi.

Nel mirino della volontaria c’è soprattutto la risposta delle istituzioni all’emergenza randagismo. Di fronte a territori che continuano a fare i conti con abbandoni, cucciolate indesiderate e strutture sovraffollate, secondo Prontu la soluzione non può essere quella di aumentare la capienza dei canili. «Costruire un nuovo canile non è un traguardo: è la certificazione ufficiale di un fallimento», sostiene. E aggiunge: «È ammettere l’incapacità totale di governare il territorio».

Un’accusa dura, che nasce dalla convinzione che rinchiudere un numero sempre maggiore di animali non risolva le cause del problema, ma finisca per spostarle lontano dagli occhi dei cittadini. Le strutture diventano così, nella sua denuncia, il punto d’arrivo di un sistema che non riesce a impedire la nascita incontrollata di nuovi randagi.

Per spiegare il concetto, Prontu ricorre a un’immagine semplice ed efficace: «Se una vasca da bagno sta traboccando e allaga la casa, una persona sana di mente non spende soldi per comprare secchi più grandi: chiude il rubinetto». Quel rubinetto, per la responsabile della Lida di Olbia, è rappresentato dalle nascite non controllate e dalla mancata prevenzione. Continuare a costruire canili senza intervenire sulle cause del randagismo significa, nella sua lettura, affrontare le conseguenze senza fermare il fenomeno alla radice.

La parola chiave del suo appello è una sola: sterilizzazione. Non interventi sporadici, ma campagne strutturate, capillari e continuative, accompagnate da controlli e responsabilità precise. «Non servono nuove mura. Servono campagne di sterilizzazione di massa, sistematiche, gratuite, capillari e obbligatorie», scrive Prontu, chiedendo che gli interventi raggiungano anche le campagne, le periferie e i casolari, dove cani e gatti possono continuare a riprodursi senza controllo.

La volontaria punta il dito anche contro chi lascia riprodurre i propri animali senza considerare le conseguenze. Dietro frasi apparentemente innocue, come il desiderio di far vivere alla propria cagna un’esperienza di maternità o la convinzione di poter regalare facilmente i cuccioli, possono nascondersi situazioni destinate a trasformarsi in abbandoni e nuove nascite incontrollate. «Quegli “amici” spesso li abbandonano alla prima difficoltà, a loro volta non sterilizzano, moltiplicando esponenzialmente la sofferenza», denuncia.

Accanto alla sterilizzazione, Prontu chiede l’applicazione delle norme sull’identificazione degli animali attraverso il microchip, sanzioni per chi non rispetta gli obblighi e controlli effettivi sul territorio. Un’attenzione particolare viene riservata anche alle colonie feline, per le quali la responsabile del rifugio sollecita programmi di sterilizzazione prima che la crescita incontrollata della popolazione possa aggravare le condizioni degli animali.

La prospettiva indicata dalla volontaria va oltre la gestione dell’emergenza: punta a un sistema capace di ridurre progressivamente le nascite indesiderate, gli abbandoni e il numero di animali costretti a trascorrere la propria vita nei rifugi. «L’obiettivo di una società civile, moderna e responsabile deve essere uno e uno soltanto: arrivare a zero», afferma Prontu. «Svuotare le strutture, azzerare le nascite incontrollate, rendere i canili e le emergenze delle colonie un ricordo del passato, non un capitolo di spesa perenne nei bilanci comunali».

È un obiettivo ambizioso, che richiede prevenzione, risorse, controlli e collaborazione tra istituzioni, cittadini e associazioni. Ma per la responsabile della Lida di Olbia è proprio questo il punto da cui ripartire: smettere di considerare inevitabile il sovraffollamento dei canili e agire sulle cause che lo alimentano. Il suo appello finale è rivolto direttamente a chi prende le decisioni. «A chi siede nelle stanze del potere e pianifica nuove gabbie invece di pretendere prevenzione e controllo, chiedo di venire a fare un giro tra i box».

Poi l’invito più difficile da ignorare: «Venite a guardarlo negli occhi quel cane dritto sul cancello. Guardate le sue zampe aggrappate al ferro e spiegategli che per lui non ci sono soldi per fermare chi lo fa nascere a caso, ma ci sono sempre fondi per costruire il cemento che lo terrà rinchiuso per i prossimi dieci anni». La conclusione è un grido che riassume tutta la sua denuncia: «Basta parole, basta alibi, basta carceri. Spegnete quel maledetto rubinetto. STERILIZZATE».

Per informazioni e contatti con la Lida di Olbia: 333 4312878 – lidaolbia@tiscali.it

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