La notte in cui la Sardegna s’incollò alla TV: la favola del pastore Filippo Bacciu a “Lascia o raddoppia?”
La notte in cui la Sardegna s’incollò alla TV: la favola del pastore Filippo Bacciu a “Lascia o raddoppia?”
Negli anni Cinquanta, il giovedì sera rappresentava un appuntamento rituale e quasi sacro per milioni di famiglie italiane. Erano i tempi in cui l’Italia intera si fermava per sintonizzarsi su “Lascia o raddoppia?”, lo storico quiz televisivo condotto da un giovane e carismatico Mike Bongiorno, capace di tenere il Paese con il fiato sospeso davanti ai primi apparecchi del piccolo schermo. Tuttavia, la sera dell’11 luglio 1957, lungo i paesi e le città della Sardegna quel rito collettivo si caricò di un significato ancora più profondo e travolgente. Nell’isola gli apparecchi televisivi erano ancora una rarità da privilegiati, ma la sete di partecipazione spinse intere comunità ad affollare i pochi bar attrezzati o a stiparsi nelle abitazioni di quei rari vicini che possedevano un televisore.
A calamitare l’attenzione di una regione intera fu la figura di Filippo Bacciu, un umile pastore originario di Buddusò. Presentatosi al programma con grande semplicità e un un’incrollabile determinazione, l’uomo portò in prima serata nazionale la cultura e il volto più autentico e fiero della propria terra. La sua materia d’esame era tra le più complesse e nobili della letteratura italiana: “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, un capolavoro di cui Bacciu dimostrò di conoscere ogni singolo dettaglio, piega o battuta, sbalordendo il pubblico in studio e a casa con la precisione immacolata delle sue risposte.
Il cammino sardo nella celebre trasmissione Rai non era tuttavia iniziato con Bacciu. Pochi mesi prima, l’11 aprile del 1957, la prima persona in assoluto a rappresentare l’isola sul palcoscenico del quiz era stata una donna, Maria Sanna, originaria di Ghilarza ma emigrata a Torino. In quella storica puntata la concorrente si presentò con grande orgoglio indossando il costume tradizionale di Ploaghe, regalando ai telespettatori un’immagine d’altri tempi; purtroppo, la sua avventura sul tabellone del gioco si rivelò estremamente breve e si concluse con un’amara eliminazione già alla seconda domanda.
L’11 luglio dello stesso anno, toccò invece a Filippo Bacciu scrivere una pagina indimenticabile di storia televisiva e sociale. Arrivato alla prova decisiva della cabina, il pastore di Buddusò affrontò la domanda finale sul romanzo manzoniano senza esitazioni. Alla risposta corretta pronunciata da Bacciu esplose un’emozione incontrollabile: il concorrente si aggiudicò il premio massimo di ben 5 milioni di lire, una cifra astronomica per l’epoca, destinata a trasformare radicalmente la sua esistenza.
Dalle silenziose colline del Logudoro fino alle piazze più gremite delle città costiere, la vittoria di Bacciu scatenò una festa spontanea e un impeto di orgoglio collettivo. L’impresa del pastore non fu percepita come un semplice trionfo personale o economico, ma assunse il valore di un grandioso riscatto simbolico per un’intera isola che, pur trovandosi ancora ai margini dei riflettori della modernità nazionale, seppe dimostrare a tutti la dignità, la preparazione e la forza d’animo della propria gente.
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