Perché ai piromani nella Sardegna giudicale veniva tagliata la mano? La severissima lezione della Carta de Logu
Perché ai piromani nella Sardegna giudicale veniva tagliata la mano? La severissima lezione della Carta de Logu.
Oggi chi appicca un incendio boschivo rischia pene molto severe. L’Articolo 423 bis del Codice Penale stabilisce infatti che chiunque cagioni un incendio su boschi, selve o foreste, oppure su vivai forestali destinati al rimboschimento, propri o altrui, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. Una normativa rigorosa, figlia della necessità di tutelare il patrimonio ambientale e contrastare un fenomeno che ogni estate continua a rappresentare una delle principali minacce per il territorio. Ma se le sanzioni odierne possono apparire pesanti, basta fare un salto indietro di alcuni secoli per scoprire che in Sardegna le conseguenze per i piromani erano decisamente più drastiche.
Per capire come venivano puniti gli incendiari nel passato bisogna sfogliare le pagine della Carta de Logu, il celebre documento promulgato da Eleonora d’Arborea alla fine del XIV secolo e destinato a diventare uno dei testi giuridici più avanzati dell’Europa medievale. La raccolta normativa aveva il compito di disciplinare numerosi aspetti della vita pubblica e privata dello Stato sardo indipendente dell’Arborea e, grazie alla sua straordinaria modernità, rimase in vigore per secoli, fino all’emanazione del Codice di Carlo Felice nell’aprile del 1827.
La Carta de Logu era composta da un codice civile, da un codice penale e da un codice rurale. Proprio quest’ultimo contiene alcune delle disposizioni più interessanti dedicate agli incendi e ai danni provocati dal fuoco nelle campagne. Gli articoli dal 45 al 49 affrontavano infatti il delicato tema degli incendiari e delle pene previste per chi metteva a rischio raccolti, vigneti, orti e terreni coltivati.
Le regole erano poche ma rigidissime. Si partiva dal divieto di bruciare le stoppie prima del giorno di Santa Maria, fissato all’8 settembre, una precauzione che aveva l’obiettivo di limitare il rischio di incendi incontrollati durante i mesi più caldi dell’anno. Tuttavia, il vero deterrente era rappresentato dalle punizioni previste per chi appiccava il fuoco volontariamente.
La Carta de Logu non lasciava spazio a interpretazioni. Il colpevole doveva risarcire il danno provocato e pagare una sanzione economica. Se però non era in grado di far fronte al risarcimento, la pena diventava durissima: gli veniva amputata la mano destra. Una misura che oggi appare impensabile, ma che all’epoca veniva considerata uno strumento efficace per punire chi arrecava gravi danni alla comunità e per scoraggiare comportamenti simili.
La severità della normativa non si fermava al singolo responsabile. In alcuni casi, infatti, qualora non fosse stato possibile individuare l’autore dell’incendio, la responsabilità poteva estendersi all’intero villaggio. Un principio che rifletteva una concezione collettiva della giustizia e della sicurezza, nella quale la comunità era chiamata a vigilare sui propri membri e a collaborare per individuare i colpevoli.
A testimoniare questa rigidità è l’articolo 47 della Carta de Logu, che stabiliva precise sanzioni per chi avesse appiccato intenzionalmente il fuoco a campi mietuti, messi, vigne o orti. Il testo originale recita: Item ordinamus: qui si alcuna persona ponneret fogu istudiosamenti a laure messadu over ad messare o a bingia:o at ortu et est indi binchidu paghit pro maquicia liras l, et issu dannu a quillat auire factu:et si nò pagat ipso over atero pro se seghit silli sa manu destra. Et issos jurados siant tenudos de prouare et de tenne sus malusfactores adicussa pena qui narat su secundu capidulu.
Una norma che racconta molto più di una semplice punizione. Racconta una Sardegna in cui il fuoco rappresentava una minaccia concreta per la sopravvivenza economica delle comunità rurali; una Sardegna in cui perdere un raccolto significava mettere a rischio il sostentamento di intere famiglie; una Sardegna che aveva scelto di difendere il proprio territorio con leggi tanto severe quanto emblematiche. Se oggi i piromani rischiano il carcere, nella Sardegna giudicale rischiavano qualcosa di ancora più prezioso: la mano con cui avevano commesso il reato.
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